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1 (1760) (1760)
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260 DELL' ENEIDECh'a ciò si badi. Or è d'offrir mestieroSette non domi ancor giuvenchi, e setteNegre pecore elette. E ciò speditoTosto, come s'impose, ella nel tempioSeco i teucri condusse. È da l'un cantoDe l'euboica rupe un'antro immensoChe nel monte penetra. Avvi d'intornoCento vie, cento porte, e cento vociN' escono insieme, allor che la SibillaLe sue risposte intuona. Era a la sogliaIl padre Enea; quando, ora è il tempo (disseLa vergine),, chiedi tue sorti,Ecco lo Dio, ch'è gia comparso, e spira.Ciò dicendo, de l'antro in ſu la boccaIn piu volti cangiossi, e'n piu colori.Scompigliossi le chiome, aprissi il petto,Le battè'l fianco, e'l cor di rabbia l'arse.Parve in vista maggior: maggior il tuonoFu che d'umana voce. E poiche il numePiu le fu presso; a che badi soggiunseFiglio d'Anchise? Se non, non s'apreQuesta di Febo attonita cortina.E qui si tacque. Orror per l'ossa e gieloCorse allor de' trojani. E'l teucro duce