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LIBRO SESTO.Che di Cecrope 1 figlj a dar coſtrinſeSette lor corpi a l'empio mostro ogn'anno.Miserabil tributo! E v'era l'urnaOnde a sorte eran tratti. Eravi CretaDa l'altro lato, alto dal mar levata:Ch'avea del tauro istoriata intornoE di Pasife il bestiale amore;E la bestia di lor nata biforme,Di sì nefando ardor memoria infame.Eravi l'intricato laberinto;Eravi'l filo, onde gl'intrighi suoi,E le ſue cieche vie Dedalo ſteſſoPer pietà ch'ebbe a la Regina aperſe.E tu se'l pianto del tuo padre, e'l duoloNo'l contendea; ſareſti Icaro parteDi sì nobil lavoro. Ma due volteTentò ritrarti in oro; ed altrettanteSì l'abborrì; che l'opera, e lo stileDi man gli cadde. Era con gli altri EneaTutto a mirar ſoſpeſo, quando AcateTornò ch'era precorſo. E ſeco adduſſeDeifobe di Glauco una ministraDi Diana, e d'Apollo. Ella rivoltaAl frigio duce: non è tempo (disseRi