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LIBRO QUINTO.Domar convienti. Ma convienti in primaPer via d'Averno ne l'inferno addurti,E meco ritrovarti, ov' ora io sono;Figlio, non gia nel tartaro, o fra l'ombreDe le perdute genti, ma feliceTra i felici, e tra pii, per quelli ameniElisii campi mi diporto, e godo.A questi lochi, allor che molto sangueAvrai di negre pecorelle sparso,Ti condurrà la vergine Sibilla.Ivi conto saratti il tuo legnaggio,E'l tuo seggio fatale: e qui ti lascio,Gia che varcato è de la notte il mezzo,E del nemico sol dietro anelandoI veloci destrier venir mi sento.E ciò dicendo, allontanossi, e sparve.Dove padre ne vai, dove t'ascondi?Dicendo Enea, chi fuggi? O chi ti toglieDa le mie braccia? Al gra ſopito focoSi trasse, e lo raccese, e'ncenso, e farroOffrì devoto a i sacrosanti numiDe l'alma Vesta, e de' suoi patrj lari.Indi i compagni, e pria di tutti AcesteQ iiij

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