246 DELL'ENEIDECiò che t'avanza per gli adusti legni,O fastidito è di sì lungo essiglio,O che langua, o che tema, o che sia mancoPer etate, o per sesso, a lui si lasci,Ch'è pur trojano: ed ei lor patria assegniChe dal nome di lui si nomi Acesta.S'acceſe al detto del ſuo vecchio amicoIl trojan duce. E trapassando d'unoIn un'altro pensiero, era gia notte;Quando l'imago del suo padre AnchiseVeder gli parve, che dal ciel discesa,E'n tal guisa dicesse: o figlio, amatoVie piu de la mia vita, infin ch'io vissi.Figlio, che segno sei de le fortune,E del fato di Troja: io qui mandatoSon dal gran Giove, che dal ciel pietosoTi mirò dianzi, e i tuoi legni ritolseDa l'orribile incendio. Attendi al dettoDel vecchio Naute, e ne l'Italia adduci(Siccome ei fedelmente ti consiglia)De la tua gioventù soli i piu scelti,I piu sani, i piu forti, e i piu famosi;Ch'ivi aspra gente, e ruvida, e feroce
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