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1 (1760) (1760)
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DELL'ENEIDE242Da Beroe, che di corpo egra, languendoStassi, e sdegnando, ch'a quest'atto solaNosco non intervenga. E qui si tacque.Le madri paventose, e dubbie in primaCon gli occhj biechi rimirar le navi,Sospese le meschine infra l'amoreDi godersi la terra, e la speranzaChe perdean de'reami, a cui chiamateEran dal fato. Intanto alto in su l'aliLa Dea levossi: e tra le opache nubiPer entro al suo grand'arco ascese, e sparve.Allor dal mostro spaventate, e spinteDa cieca furia, s'avventar gridando.E di faci, e di fronde, e di virgultiSpogliaro altre gli altari, altre infocaroI legni sì, ch'in un momento appresiI banchi, i remi, e l'impeciate poppeMandar fiamme, e scintille, e fumo al cielo.Portò di questo incendio Eumelo avvisoLà ve'al ſepolcro era la gente accolta:E de l'incendio stesso un'atro nemboNe diè fumando, e scintillando indizio.Ascanio il primo (siccom' era avantiDuce del corso) al mar si spinse in guisa,