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1 (1760) (1760)
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LIBRO QUINTO.Di così far son' ammonita in sogno:Ella con un'ardente face in manoQuesta notte m'apparve, e m'era avvisoD'esser com'or son vosco, e ch'ella voltaVer noi, prendete, ne dicesse, e TrojaCercate qui, chè qui poſar v'è dato.Or questa è nostra patria: e questo è'l tempoDi compir l'opra, che'l prodigio accenna.Piu non s'indugi. Ecco Nettuno stessoCon questi quattro a lui sacrati altariNe dà l'occasion, l'animo, e 'l foco.Ciò disse; ed ella prima un tizzo ardenteRapì da l'are: e'l braccio alto vibrando,Via piu l'acceſe, e ver le navi il traſſé.Confuse ne restaro, e stupefatteLe donne d'Ilio, e Pirgo una di loroCh'era d'anni maggiore, e fu di moltiFiglj del gran Re Priamo nutrice,Donne (disse) non è, non ê costeiNe trojana, ne Beroe, ne moglieFu di Doriclo. E Dea: notate i segni:Com'arde ne la vista, e quali spiraNe l'andar, ne la voce, e nel sembianteCelesti onori. Io pur testè mi partoTomo Primo.

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