240 DELL'ENEIDETra lor si mise, e Beroe si fece.Una vecchia d'aspetto, e d'anni grave,Che del tracio Doriclo era gia moglie,Di famiglia, di nome e di figliuoliMatrona illustre. E tal sembrando; disse:O meſchinelle, a cui per man de' greciNon fu sotto Ilio di morir concesso!Gente infelice, a che ſtrazio, a che ſcempioLa fortuna vi serba? Ecco gia volgeIl settim'anno, da che Troja cadde,Che'l mar, la terra, il ciel, gli uomini, i sassiAvete incontro. E pur Lazio seguite,Che vi fugge d'avanti? Or che vi toglieDi qui fermarvi? Non fur questi litiD'un gia frate d'Enea? Non son d'AcesteOſpite noſtro? E perche qui non s'ergeLa città, che dal ciel ne si destina?O patria, o da' nemici in van ritoltiSanti numi Penati, in vano adunqueAspetterem de la novella TrojaLe desiate mura? E non fia mai,Che piu Xanto veggiamo, o Simoenta?Su figlie, mano al foco. E queste infausteNavi ardete con me. Ch'io da Cassandra
Di