LIBRO QUINTO.Un nuovo storpio a gl'infelici ordìo.Chè mentre crano in ciò parte occupati,E tutti intesi; la saturnia GiunoDa l'antic' odio ſpinta, e de'lor danniNon ancor sazia, Iri co i venti in prima,Venir si fece: e poiche instrutta l'ebbeDi ciò ch'era uopo, a la trojana armataLe commise ch'andasse. Ella veloceInfra mille suoi lucidi coloriOcculta, ed invisibile calossi.Vide su'l lito una gran gente accoltaDa l'un de' lati. Il porto abbandonatoDa l'altro, e voti, e senza guardia i legni.Vide poi, che da gli uomini in diſparteStavan le donne d'Ilio, il morto AnchisePiangendo anch'esse. E ne'lor pianti il mareMirando; oh (dicean tutte) ancor di tanto,E con tanti periglj, e tanti affanniNe resta a navigarlo: e siam gia vinteDa la stanchezza? In ciò desio mostrandoDi ricetto, e di poſa: e tema, e tedioDi rimbarcarsi. Ella, ch'a nuocer luogo,E tempo vide accommodato, ed atto;Deposto de la Dea l'abito, e 'l volto
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