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DELL'ENEIDE234Eurizio allor, ch'avea gia l'arco teso,E la cocca in ſu'l nervo, al ſuo fratelloVotoſſi, e trasse; e ne le nubi ſteſſe(Siccome lieta se ne giva, e sciolta)La ferì sì, che con lo strale a terraCadde trafitta, e lasciò l'alma in cielo.Sol vi restava Aceste: a cui la palmaEra gia tolta: ond'ei ſcoccò ne l'altoLo strale a voto, e la destrezza, e l'arteMostrò nel gesto, e nel sonar de l'arco.Quinci subitamente un mostro apparveDi meraviglia, e di portento orrendo,Come si vide, e come interpretatoFu poi da formidabili indovini;Chè la saetta in su le nubi accesa,Quanto volò, tanto di fiamma un ſolcoSi trasse dietro, infin ch'ella nel foco,E'l foco in aura dileguossi, e sparve.Tal sovente dal ciel divelta, cadeNotturna ſtella, e traſcorrendo laſciaDopo se lungo, e luminoso il crine.A questo augurio attoniti i sicani,E i teucri tutti, umilemente a terraGittarsi, ed a gli Dii pace chiedero.