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1 (1760) (1760)
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233
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LIBRO QUINTO.233Fu Memmo, che pur dianzi il pregio ottenneDel naval corso: e Memmo, sì com'eraDi verde oliva incoronato, apparve.Apparve Eurizio il terzo, ed era questiMinor, ma ben di te degno fratello,Pandaro glorioso, che de' teucriRompesti i patti, e saettasti in mezzoA l'oste greco il gran campione argivo.Ultimo si restò de l'elmo in fondoIl vecchio Aceste, che sì vecchio anch'egliArdì di porsi a giovenil contrasto.Tesero gli archi, e trasser le quadrellaDa le faretre. A tutti gli altri avantiD'Irtaco il figlio a saettare accinto,Col suon del nervo, e del pennuto straleL'aura percosse; e sì dritto fendella,Che l'albero investì. Tremonne il legno:Spaventossi l'augello: e d'alte gridaRisonò'l campo, e la riviera tutta.Memmo vien dopo, e pon la mira, e scocca:E'l misero fra' piè colpisce a puntoIn su la corda, e ne recide il nodo.Libera la colomba a volo alzossi,E per lo ciel veloce a fuggir diessi.