LIBRO QUINTO.Lo mise in volta or con la destra in alto,Or con la manca, senza posa maiDarli, ne spazio di fuggirlo almeno.Non con sì folta grandine percuoteOscuro nembo de' villaggj i tetti;Come con infiniti colpi, e fieriSopra Darcte riversossi Entello.Allora il padre Enea, l'un ritogliendoDa maggior ira, e l'altro da stanchezza,E da periglio; entrò nel mezzo, e primaFermato Entello, a consolar DareteSi rivolſe dicendo: e che follìaTi spinge a ciò? Non vedi a cui contrasti?Non senti, e le sue forze, e i numi avversi?Cedi a Dio, cedi: e così detto, imposeFine a l'assalto. I suoi fidi compagniCosì com' era afflitto, infranto, e lassoCol capo spenzolato, e con la bocca,Che sangue insieme vomitava, e denti,Lo portaro a le navi. E fu lor datoL'elmo, il cimiero, e la promessa spada.Rimase al vincitor la palma, e'l toro.Di che lieto, e superbo: o de la Dea(Disse) famoso figlio, e voi trojaniP iiij
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