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1 (1760) (1760)
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230 DELL'ENEIDEQuantunque indarno; che per ogni viaCon ogn'arte la stringe, e la combatte.Alzò la destra Entello, ed in un colpoTutto s'abbandonò contra Darete.Ed ei che lo previde, accorto, e prestoCon un salto ſchivollo. Onde ne l'auraPercosse a voto: e dal suo pondo stessoE da l'impeto tratto, a terra cadde.Tale un'alto, ramoso, antico pinoCarco de' gravi suoi pomi si svelleD'un cavo greppo, e con la sua rovinaD'Ida una parte, o d'Erimanto ingombra.Allor gridò, gioì, temè la gente,Siccom' eran de' sicoli, e de' teucriGli animi, e i voti a i due compagni affetti.Le grida al ciel ne giro. Aceste il primoCorſe per ſollevare il vecchio amico.Ma ne dal caso ritardato Entello,Ne da tema sorpreso, in un balenoRisurse, e piu spedito, e piu feroce:Chè l'ira, la vergogna, e la memoriaDel passato valor forza gli accrebbe.Tornò sopra a Darete: e per lo campoTutto a forza di colpi orrendi, e spessi,