LIBRO QUINTO.Fin qui da noi rammemorato, e coltoErice, in ciò nostro maestro, e Dio?Ov'è la fama tua, ch'ancor si spandePer la Trinacria tutta? Ove son tanteAppese a i palchi tue famose spoglieRispose Entello: ne disio d'onore,Ne vaghezza di gloria unqua signoreMi lasciar mai: ne mai viltà mi prese.Ma l'incarco de gli anni, il freddo sangue.E la scemata mia destrezza, e forzaMi ritraggono a dietro. Io quando avessiO men quei giorni, o non men quel vigore,Onde coſtui di ſe tanto preſume;Gia per diletto mio ſeco a le maniSarei venuto, e non dal premio indotto,Chè premio non ne chero. Oh pur qui sono(Disse), e sorgendo, due gran cesti, e graviGittò nel campo; e quelli stessi ond' eraSolito a le sue pugne Erice armarsi.Stupir tutti a quell'armi, che di setteDorsi di sette buoi, di grave piombo,E di rigido ferro eran conserti.Stupì Darete in prima, e ricusolleA viso aperto. Onde d'Anchise il figlioP ij
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