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1 (1760) (1760)
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228
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228 DELL'ENEIDELe preſe avanti, e i lor volumi, e'l pondoStava mirando, quando il vecchio EntelloCosì soggiunse: or che diria costuiSe visto avesse i cesti, e l'armi stesseD'Ercole invitto, e l'infelice pugna,Onde in ſu queſto lito Erice cadde.D'Erice tuo fratello eran quest'armi:Vedi che sono ancor di sangue infette,E d'umane cervella. Il grande AlcideCon queste Erice assalse; e con quest'ioM' essercitai, mentre le forze, e gli anniEran piu verdi, e non canuti i crini.Ma poscia, che Darete or le rifiuta;Se piace a te, ſe me'l conſente AcestePer cui ſon qui; di ciò trojano arditoNon vo' che ti sgomenti. Io mi rimettoE cedo a queste: e tu cedi a le tue.Combattiam con altr' armi, e siam del pari.Così detto spogliossi. E siccom eraDe le braccia, de gli omeri, e del collo,E di tutte le membra, e d'ossa immane:Quasi un pilastro in su l'arena stette.Allor Enea fece due cesti addurreD'ugual peso, e grandezza, ed ugualmente