LIBRO QUINTO. 225Rise il buon padre Enea: poscia un pregiatoE degno scudo, ch'a le porte appesoEra gia di Nettuno, ed ei riscossoL'avea da' greci, con mirabil arteDal ſaggio Didimaone conſtruttoVenir tosto si fece, e Niso armonne.Finiti i corsi, e dispensati i doni;Or (disse Enea) qual sia, che vaglia, ed osi,Di forza, e d'ardimento, al cesto invito.Chiunque accetta col ſuo braccio in altoSi mostri accinto: e ciò dicendo in mezzoPropon due pregj: al vincitore un toroDi bende il tergo adorno, e d'or le corna:Un'elmo, ed un cimiero, ed una ſpadaPer conforto del vinto. IncontinenteUſcìo Darete poderoſo in campo,E con gran plauso si mostrò del volgo.Era Darete un che di forze estremeFu solo ardito a star con Pari a fronte;E ch'a la tomba del famoso EttorreIn su l'arena il gran Bute distese.E fu Bute un'atleta, anzi un colossoDi corpo immane; ch'in Bebrizia natoD'Amico si vantava esser disceso.Tomo Primo.
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