224 DELL'ENEIDESuo valor si rammarca, e ragion chiede.In difesa d'Eurialo a rincontroE il favor de la gente, e quel decoroSuo dolce lagrimare, e quell'invittaForza, ch'ha la virtù con beltà mista.Grida Dioro anch'egli, e lui sovviene:E se stesso difende; poich'il terzoEsser non può, quando sia Salio il primo.Enea così decise. Aggiate voiGenerosi garzoni i pregj vostri:E nulla in ciò de l'ordine si muti:Ch'io supplirò con degna ammenda al caso,Ond' ha fortuna indegnamente afflittoL'amico mio. Ciò detto una gran pellePresenta a Salio d'un leon getùloCh'ha il tergo irto di velli, e l'unghie d'oro.E qui Niso. O signor (disse) di tantoGuiderdonate ī perditori, e taleDi chi cade pietà vi prende; ed ioDi pietà non son degno; ne di pregio:Io che son di fortuna a Salio eguale,E di valore a tutti gli altri avanti?E ciò dicendo sanguinoso il voltoE livido mostrossi, e lordo tutto.
Rise
III