LIBRO QUINTO.Ch'io l'arò sempre per solenne, e votiFarogli ogn'anno, e sacrificj, e ludi.Or poichè da' celesti, oltre ogni avvisoNostro, tra nostri siamo in pruova addottiPer onorar le sue ceneri sante:Onorianle: adorianle: e dal suo numeImploriamo devoti amici i venti,E stabil seggio: ove gli s'erga un tempioIn cui sian quest' essequie, e questi onoriRinovellati eternamente ogn'anno.Due pingui buoi, per ciascun nostro legnoVi proferisce il buon trojano Aceste.Voi d'Aceste, e di Troja i patrj numiNe convitate. Ed io quando l'auroraTranquillo, e queto il nuovo giorno adduca;A' solenni spettacoli v' invito,Di navi, di pedoni, e di cavalli,Al corso, a la palestra, al cesto, a l'arco;Ognun vi si prepari: ognun ne speriDegna del suo valor mercede, e palma;E voi datevi assenso, e tutti insiemeV'inghirlandate. E ciò dicendo, il primoDel suo mirto materno il crin si cinse.Elimo lo seguì, seguillo Alete,
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