DELL'ENEIDE206Di libic'orso, umano insieme, e rozzo,De la trojana Egesta, e di CrinisoFiume onorato figlio. Ei de gli antichiSuoi parenti membrando, con giojosoVolto, se ben con rustico apparecchio,Gl'invita, gli riceve, e gli consola.Era de l'altro dì l'aurora, e'l soleGia fuor de l'onde, allorche'l frigio duceConvocati i suoi tutti, alto in un greppoPosto in mezzo di lor, così lor disse:Generosi, e magnanimi trojaniDegna prole di Dardano, e del cielo,Questa è l'amica terra, ove oggi è l'anno,Ch'a le sant'ossa del mio padre AnchiseDemmo requie, e sepolcro, e i mesti altariGli conſecrammo. Oggi è (s'io non m'inganno)Quel sempre acerbo, ed onorato giorno,Ch'onorato, ed acerbo mi fia sempre,Poiche sì piacque a Dio quantunque, ovunqueQuesto essiglio infelice mi trasporti.Pongami ne l'arene, e ne le seccheDe la Getulia: spingami a gli scogliDel mar di Grecia: ne la Grecia stessaMi chiugga, e dentro al cerchio di Micene,
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