LIBRO QUINTO.Di folte nubi. Traversìa di certoN'assalirà sì, che ne girle incontro,Ne durar la potremo. Or poich'a forzaCosì ne ſpinge; noi per noſtro ſcampoAssecondianla. Chè gia presso 1 portiNe son de la Sicilia, e 'l fido ospizioD'Erice tuo fratello, s'a bastanzaDe l'arte mi rammento, e de le stelle.Rispose Enea; ben conosch'io, che duroÈ'l contrasto de' venti: e'l nostro è vano.Volgi le vele. E qual piu grata altroveO piu comoda riva, o piu sicuraAver mai ponno le mie stanche navi,Di quella che ne serba il caro Aceste,E l'ossa accoglie del buon padre mio?Così volti a Levante, e preſo in poppaIl vento, e'l flutto; a tutta vela il golfoCorrendo, fur subitamente a prodaDe l'amica riviera. Avea di cimaVisto d'un monte il cacciatore AcesteVenir la frigia armata. Onde in un tempoFu con essi a la riva; e rincontrolliAllegramente, siccom era incolto,Di dardi armato, e d'irta pelle cinto
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