204 DELL' E NEIDELo rimordca del violato amore,E'l ſaper quel che puote, e quel ch'ardiſceFemina furiosa. E'l tristo augurioDel foco, che lugubre era, e funesto,Lo tenea con lo ſtuol de' teucri tuttiDisanimato, e mesto. Eran di vistaGia de la terra uſciti: e cielo, ed acquaApparian solamente d'ogn'intorno:Allor ch'un denſo, e procelloſo nemboSi fe'lor sopra: onde tempesta, e notteSurſe repente. E Palinuro ſteſſoDa l'alta poppa il ciel mirando; oh, disse:Che fia con tante intorno accolte nubi?E che pensi, e che fai padre Nettuno?Indi comanda. Via compagni, armianci:Opriamo i remi; accomodiam le vele:Teniamo al vento avverso obliquo il seno.E rivolto ad Enea; con questo cieloSignor (diſs'egli) omai piu non m'affidoPrender Italia, ancor che Giove stessoNe'l promettesse, ed ei nocchier ne fosse.Vedi il vento mutato: vedi il mareDi ver ponente, che s'annera, e gonfia:Vedi nel ciel qual ne s'accampa ſtuolo
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