200 DELL'ENEIDEGirne tra l'ombre inferne. E poi che'l crudoMentre meco era, il mio foco non vide,Veggalo di lontano: e'l tristo augurioDe la mia morte almen seco ne porte.Avea ciò detto, quando le ministreLa vidder sopra al ferro il petto infissa;Col ferro, e con le man di sangue intriseSpumante, e caldo. In pianti, in ululatiDi donne in un momento si converseLa reggia tutta. E'nsino al ciel n'andaroVoci alte, e fioche, e suon di man con elle.N'andò per la città grido, e tumulto,Come ſe preſa da nemici a forzaFosse Tiro, o Cartago arsa e distrutta.Anna toſto ch'udillo; il volto, e'l pettoBattessi, e lacerossi: e fra la genteVerso la moribouda sua sorella,Stridendo, e'l nome suo gridando corse.E per questo (dicea) suora, son'ioDa te così tradita? Io t'ho per questoLa pira, e l'are, e'l foco apparecchiato?Deserta me, di che dorrommi in prima?Perche morir dovendo, una tua suora
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