196 DELL'ENEIDEChe ſeco adduce i ſuoi patrj Penati,E'l vecchio padre a gli omeri s'impose.Non potea farlo prendere, e sbranarlo,E gittarlo nel mare? Ancider luiCon tutti i suoi? Dilaniare il figlio?E darlo in cibo al padre? Oh perigliosaFora stata l'impresa. E di periglioLa si fosse, e di morte. In ogni guisaMorir dovendo, a che temere indarno?Arsi avrei gli steccati, incensi i legni,Occiso il padre, il figlio, il seme in tuttoDi questa gente: e me spenta con loro.Sole, a cui de' mortali ogn'opra è conta;Giuno de le mie cure, e de' miei falliPronuba consapevole, e mezzana;Ecate, che ne' trivj orribilmenteSei dì notte invocata; ultrici furie,Spiriti inferni, e Dii de l'infeliceDido, ch'a morte è giunta; il mio non degnoCaso riconoscete, e'nsieme uditeQueste dolenti mie parole estreme:Se forza, se destino, e se decretoE di Giove; e del cielo; e fiso, e saldoE pur che questo iniquo in porto arrivi,
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