LIBRO QUARTO.Si fe' per tanti remi, e tante veleSpumoso, e bianco. Era vermiglio e rancioFatto gia de la notte il bruno ammanto,Lasciando di Titon l'Aurora il letto:Quando da un'alta loggia la ReginaTutto scoprendo, poi ch'a piene veleVide le frigie navi irne a dilungo,E voti i liti, e senza ciurma il porto;Contra se fatta ingiuriosa, e fera,Il delicato petto, e l'aurée chiomeSi percotè, si lacerò piu volte.E'ncontra al ciel rivolta: ah Giove (disse)Dunque pur se n'andrà? Dunque son'ioFatta d'un forestier ludibrio, e schernoNel regno mio? Ne fia chi prenda l'armi?Ne chi lui segua? Ne i suoi legni incenda?Via tosto a le lor navi, a l'armi, al foco,Mano a le vele, a' remi. Oltre nel mare.Che parlo? O dove sono? E che furoreE'l tuo, Dido infelice? Iniquo fatoMisera ti persegue. Allor fu d'uopo,Ciò che tu dì, quando di te signore,E del tuo regno il festi. Ecco la destra,Ecco la fede sua! Questi è quel pioNij
Einzelbild herunterladen
verfügbare Breiten