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1 (1760) (1760)
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195
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LIBRO QUARTO.Si fe' per tanti remi, e tante veleSpumoso, e bianco. Era vermiglio e rancioFatto gia de la notte il bruno ammanto,Lasciando di Titon l'Aurora il letto:Quando da un'alta loggia la ReginaTutto scoprendo, poi ch'a piene veleVide le frigie navi irne a dilungo,E voti i liti, e senza ciurma il porto;Contra se fatta ingiuriosa, e fera,Il delicato petto, e l'aurée chiomeSi percotè, si lacerò piu volte.E'ncontra al ciel rivolta: ah Giove (disse)Dunque pur se n'andrà? Dunque son'ioFatta d'un forestier ludibrio, e schernoNel regno mio? Ne fia chi prenda l'armi?Ne chi lui segua? Ne i suoi legni incenda?Via tosto a le lor navi, a l'armi, al foco,Mano a le vele, a' remi. Oltre nel mare.Che parlo? O dove sono? E che furoreE'l tuo, Dido infelice? Iniquo fatoMisera ti persegue. Allor fu d'uopo,Ciò che tu, quando di te signore,E del tuo regno il festi. Ecco la destra,Ecco la fede sua! Questi è quel pioNij