LIBRO QUARTO.Con l'amor de la madre si divelle.Essa stessa Regina il farro, e'l saleCon le man pìe sovr' a gli altari impone;E d'un piè scalza, e di tutt'altro sciolta,Solo accinta a morir, per testimonjChiama gli Dei: protestasi a le stelleDel suo fato consorti. E s'alcun numeMira a gli afflitti, e sfortunati amanti;Questo prega, e scongiura, che ragione,E ricordo ne tenga, e ne li caglia.Era la notte. E gia di mezzo il corsoCadean le stelle. Onde la terra, e'l mare,Le selve, i monti, e le campagne tutte,E tutti gli animali, i bruti, i pesci,E i volanti, e i serpenti, e ciò che viveAvea da ciò che la lor vita affannaTregua, silenzio, oblio, sonno, e riposo:Ma non Dido infelice, a cui la notteNe gli occhj grava, ne'l pensiero alleggia,Anzi maggior col tramontar del soleIn lei risorge l'amorosa cura:E non men che d'amor, d'ira avvampando;Così fra se farnetica, e favella:E che farò così delusa poi?
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