DELL'ENEIDE190Si celasse di lei morte sì fera,Chè sì fero concetto non le venne,E non temè, che peggio l'avvenisseCh'in morte di Sichèo. Tosto fe' dunqueQuel ch'imposto le fù. Fatta la piraE d'ilici, e di tede aride, e scisseAltamente composta; la ReginaD'atre ghirlande, e di funeste frondiOrnar la fece intorno: indi le spoglie,E la spada, e l'effigie de l'amanteSopra a giacer vi pose. Ben securaDi ciò che n'avverrebbe. Eran d'intornoGli altari eretti; era tra lor la magaScapigliata, e diſcinta. E con un tuonoDi voce formidabile invocavaTrecento deità, l'Erebo, il Chao,Ecate con tre forme, e con tre faccieLa vergine Diana. Avea gia sparseLe finte acque d'averno, e i suffumigFatti da le nocive erbe novelle,Che per punti di luna, e con la falceD'incantato metallo eran ſegate.Si fe' venir la maliosa carneChe de la fronte al tenero pulledro
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