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1 (1760) (1760)
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LIBRO QUARTO.Il mio dire, e me fugga, e se precipiti?Chiedili per mercè de l'amor mio,Per salvezza di lui, per la mia vitaCh'indugi'l suo partir tanto ch'il mareSia piu sicuro, e piu propizj i venti.Ne piu del maritaggio io lo richieggio,Ch'ha gia tradito: ne vo' piu che manchiDel suo bel Lazio, o i suoi regni non curi.Un picciol tempo, e d'ogni obligo scioltoIo li dimando, e tanto o di quiete,O d'intervallo al mio cieco furore,Ch'in parte il duol diſacerbando, impariA men dolermi. Questo è 'l dono estremoChe da lui per tuo mezzo agogna, e bramaQuesta tua miserabile sorella.E se tu lo m' impetri; altro che morteForza non avrà mai, ch'io me n'oblii.Queſte, e tali altre coſe ella piangendoDicea con Anna. Ed Anna al frigio duceDisse, ridisse, e riportò piu volte,Or da l'una, or da l'altro, e tutte invano.Chè ne pianti, ne preci, ne querelePunto lo muovon piu. Gli ostano i fati,E solo in ciò gli ha Dio chiuse l'orecchie,

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