184 DELL'ENEIDEA sottoporsi a l'amoroso giogoDe la tua forza è suo mal grado astretta.Ma per fare ogni schermo anzi che muoja,La ſorella chiamando: Anna le diſſeTu vedi, che s'affrettano, e se'n vanno.Vedi gia loro in ſu la ſpiaggia accolti,Le vele in alto, e le corone in poppa:Sorella mia; s'avessi un tal doloreAntiveder potuto, io potrei forseAnco ſoffrirlo. Or queſto ſolo affannoPrendi per la tua miſera ſirocchia;Poiche te ſola quel crudele aſcolta:E sol di te si fida; e 1 lochi, e i tempiSai d'esser seco, e di trattar con lui.Truova questo superbo mio nimico,E supplichevolmente gli favella.Dilli, che Dido io sono: e che non fuiIn Aulide co' greci a' far congiuraContra a' trojani. E che di Troja a' danniNe i miei legni mandai, ne le mie genti.Dilli, che ne le ceneri, ne l'ombreNe del suo padre mai, ne d'altri suoiNon violai. Qual dunque, o mio demerto,O ſua durezza fa, ch'ei non aſcolti
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