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1 (1760) (1760)
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186
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186 DELL'ENEIDEBenche dolce, e trattabile, e benignoFusse nel resto. Come annosa, e validaQuercia, che sia ne l'alpi esposta a Borea;S'or da l'uno, or da l'altro de' suoi turbiniÈ combattuta, si scontorce, e tituba:Stridono i rami, e'l suol di frondi spargesi;E'l tronco al monte infisso, immoto, e solidoSe ne ſta ſempre; e quanto ſorge a l'auraCon la ſua cima, tanto in giu ſtendendoſiSe ne va con le barbe infino a gl'inferi.Così da preci, e da querele assidueBattuto duolsi il gran trojano, ed angesi:E con la mente in se raccolta, e rigidaGitta indarno per lei sospiri, e lagrime.La sfortunata Dido, poiche troncaSi vide ogni speranza; spaventataDal suo fato, e di se schiva, e del sole,Disiò di morire: e gran portentiDi ciò preſagio, e fretta anco le fero.Ella mentre a gli altari incensi, e doniOffria devota (orribil coſa a dire !Vide avanti di se con gli occhj suoiFarsi lurido, e negro ogni liquore,E'l puro vin cangiarsi in tetro sangue: