182 DELL'ENEIDEChe da' venti, e da l'onde, e da gli scoglN'avrai degno castigo; e che piu volteChiamerai Dido, che lontana ancoraCo neri fuochi suoi ti fia presente.E tosto, che di morte il freddo gieloL'anima dal mio corpo avrà disgiunta,Passo non moverai, che l'ombra miaNon ti sia'ntorno. Avrai crudele, avraiRicompensa a' tuoi merti. E ne l'infernoTosto me ne verrà lieta novella.Qui'l suo dire interruppe. E lui per temaConfuso, e molto a replicarle inteso,Lasciando, con disdegno e con angosciaGli si tolse d'avanti. IncontinenteLe fur l'ancelle intorno. E siccom eraEgra, e dolente, entro al suo ricco albergoLe dier ſovra le piume agio, e ripoſo.Enea quantunque pio, quantunque afflittoE d'amore infiammato, e di desireDi consolar la dolorosa amante;Nel suo core ostinossi. E fermo, e saldoD'obbedire a gli Dei fatto pensiero;Calossi al mare, e i suoi legni rivide.Allor furo in un tempo unti, e rispinti,
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