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1 (1760) (1760)
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LIBRO QUARTO.Ha mai questo crudel tratto un sospiro,O gittata una lagrima, o pur mostroAtto o segno d'amore, o di pietade!Di che prima mi dolgo? Di che poi?Ah che ne Giuno omai, ne Giove stessoCura di noi, ne con giust' occhj miraPiu l'opre nostre. Ov'è qua giu piu fede?E chi piu la mantiene? Era coſtuiDianzi nel lito mio naufrago, errante,Mendico. Io l'ho raccolto. Io gli ho ridottiI suoi compagni, e i suoi navilj insieme,Ch'eran morti, e dispersi. Ed io l'ho messo(Folle) a parte con me del regno mio,E di me stessa. Ahi da furor, da focoRapir mi sento. Ora il profeta Apollo,Or le sorti di Licia, ora un'araldo,Che dal ciel gli si manda a gran facendeQuinci lo chiama. Un gran pensiero an certoDi ciò gli Dei. D'un gran travaglio è questoA lor quiete. Or và, chè per innanziPiu non ti tegno: e piu non ti contrasto.Và pur, segui l'Italia: acquista i regni,Che ti dan l'onde, e i venti. Ma se i numiSon pietosi, e se ponno; io spero ancoraMiij

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