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1 (1760) (1760)
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LIBRO QUARTONe d'esserti marito anco pretendo:Ch'unqua di maritaggio, o di soggiornoTeco non patteggiai. Se'l mio destinoFosse, che la mia vita, e i miei pensieriA mia voglia reggeſſi, a Troja in primaFarei ritorno, raccorrei le dolciSue disperse reliquie: a la mia patriaDi nuovo renderei la vita, ci figlj,E la reggia, e le torri, e me con loro.Ma ne l'Italia il mio fato mi chiama;Italia Apollo, in Delo, in Licia, ovunqueVado, o mando a spiarne, mi promette.Que$t'è l'amor, que$t'è la patria mia.Se tu, che di Fenicia sei venutaSiedi in Cartago, e ti diletti, e godiDel tuo libico regno; qual divicto,Qual' invidia è la tua, che i miei trojaniPrendano Ausonia? Non lece anco a noiCercar de' regni esterni? E non cuopre ombraLa terra mai, non mai sorgon le stelle,Che del mio padre una turbata imagoNon veggia in sogno: e che di ciò ricordoNon mi porga, e spavento. A tutte l'oreDel mio figlio sovviemmi, e de l'ingiuria,Mij

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