Druckschrift 
1 (1760) (1760)
Entstehung
Seite
178
Einzelbild herunterladen
 

DELL'ENEIDE178Ch'oſpite ſol mi reſta di chiamarti,Di marito che m' cri. E perche deggioLassa, viver io piu? Per veder forseChe'l mio fratel Pigmalion distruggaQueste mie mura, o'l tuo rivale JarbaIn servitù m adduca? Almeno avantiLa tua partita avess' io fatto acquistoD'un pargoletto Enea, che per le ſaleMi scherzasse d'intorno. E solo il volto,E non altro di te sembianza avesse.Ch'esser non mi parrebbe abbandonata,Ne delusa del tutto. A tai paroleEnea di Giove al gran precetto affissoTenea il pensiero, e gli occhj immoti, e saldi:E brevemente le rispose al fine.Regina, e'non fia mai, ch'io non mi tengaDoverti quanto forse unqua potessiRimproverarmi. E non fia mai ch'ElisaNon mi ricordi infin che ricordanzaAvrò di me medesmo, e che'l mio spirtoReggerà queste membra. Ora in discarcoDi me dirò sol questo: che sperato,Ne penſato ho pur mai d'allontanarmiDa te (come tu dì) furtivamente.