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1 (1760) (1760)
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174
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174 DELL'ENEIDESi vide, intento a dar siti, e disegniA 1 superbi edificj. Avea dal mancoLato una storta di diaspro, e d'oroGuarnita, e di ſtellate gemme adorna.Dal tergo gli pendea di tiria ardentePurpura un ricco manto; arnesi, e doniDe la sua Dido: ch'ella stessa intestaAvea la tela, e ricamati i fregj.Ne'l vide pria, che li fu sopra, e disse:Tu te ne stai sì neghittosamenteEnea servo d'amor, ligio di donna,A fondar l'altrui regno, e'l tuo non curi?A te mi manda il regnator celeste,Ch'io ti dica in sua vece, che pensiero,Che studio è'l tuo? Con che speranza indugiIn queste parti? Se'l tuo proprio onore,Se la propria grandezza non ti ſpinge;Chè non miri a' tuoi posteri, al destino,A la speranza del tuo figlio Julo,A cui si deve il glorioso imperoDe l'Italia, e di Roma? E piu non disse,Ne piu risposta attese: anzi dicendo,Uſcìo d'umana forma, e dileguoſſi.Stupì, si raggricciò, tremante, e fioco

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