LIBRO QUARTO.Volga, o sopra la terra, o sopra al mare,Va per lo ciel rapidamente a volo.Indi prende la verga, ond'ha possanzaFin ne l'inferno, onde richiama in vitaL'anime spente, onde le vive adduceNe l'imo abisso, e dà sonno, e vigilia,E vita, e morte; aduna, sparge i venti,E trapassa le nubi. Era volandoGiunto là ve' d' Atlante il capo, e'l fiancoScorgea, de le cui spalle il cielo è soma.D' Atlante la cui testa irta di pini,Di nubi involta, a pioggie, a venti, a' nembiE sempre esposta. Il cui mento, il cui dorsoE per nievi, e per giel canuto, e gobbo,E da fiumi rigato. In questo monte,Che fu padre di Maja avo di lui,Primamente fermossi. Indi calandoSi gittò ſovra l'onde: e lungo al litoDi Libia se n andò l'aure secando,In quella guiſa, che marino augelloD'un'alta ripa a nuova pesca inteso,Terra terra se'n va tra rive, e scoglUmilmente volando. A pena giuntoEra in Cartago; che d'avanti Enea
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