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1 (1760) (1760)
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172
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172 DELL'ENEIDE ve' neghittoso il trojan duceBada in Cartago: e'l destinato imperoNon gradisce, e non cura. E ciò gli annunziaDa parte mia; che Venere sua madreNon per tal lo mi diede: e ch'a tal fineNon è stato da lei da l'armi grecheGia due volte scampato. Ella promise,Ch'ei sarebbe atto a sostener gl'imperi,E le guerre d'Italia, a trar qua susoLa progenie di Teucro, a porre il freno,A dar le leggi al mondo. A ciò se'l pregioDi gran cose, e de la gloria stessaNon muove lui; perche non guarda al figlio?Perche di tanta sua grandezza il froda,Di quanta fian Lavinio, ed Alba, e Roma,Ne' secoli a venire? E con che speme,Con che disegno in Libia fa dimora?E co' nemici suoi? Navighi in somma.Questo dilli in mio nome. Udito ch'ebbeMercurio; ad eseguir tosto s'accinseI precetti del padre. E prima a' piediI talari adattossi. Ali son questeCon penne d'oro ond'ei l'aria trattando,Sostenuto da' venti, ovunque il corso

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