168 DELL'ENEIDESceser da' monti, ed allagaro i piani.Solo con sola Dido Enea ridottoIn un antro medesimo s'accolse.Diè di quel che seguì la terra segno,E la pronuba Giuno. I lampi, i tuoni,Fur de le nozze lor le faci, e i canti.Testimonj assistenti, e consapevoliSol ne fur l'aria, e l'antro, e sopra al monteN' ulularon le ninfe. Il primo giornoFu questo, e questa fu la prima origineDi tutt'i mali, e de la morte al fineDe la Regina: a cui poſcia non calſeNe de l'indegnità, ne de l'onore,Ne de la secretezza. Ella si feceMoglie chiamar d'Enea. Con questo nomeRicoverse il suo fallo. E di ciò tostoPer le terre di Libia andò la fama.E questa fama un mal, di cui null'altroE piu veloce, e com' piu va, piu cresce,E maggior forza acquista: è da principioPicciola, e debil cosa, e non s'arrischiaDi palesarsi: poi di mano in manoSi diſcuopre, e s'avanza, e ſopra terraSe'n va movendo, e sormontando a l'aura,
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