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1 (1760) (1760)
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162
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162 DELL'ENEIDELe fabbriche, i disegni, e le ricchezzeDel suo nuovo reame: or desiosaDi scoprirli il suo duol prende consiglio:Poi non osa, o s'arresta: e quando il giornoVa dechinando, a convivar ritorna,E di nuovo a spiar de gli accidentiE de' fati di Troja, e nuovamentePende dal volto del facondo amante.Tolti da mensa, allor che notte oscuraIn disparte gli tragge, e che le stelleSonno, dal ciel caggendo, a gli occhj infondono,Dolente in solitudine ridotta,Ritirata da gli altri, è sol con lui,Che le sta lunge, e lui sol vede, e sente.Talvolta Aſcanio il pargoletto figlioPer ſembianza del padre in grembo accoltoTenta se così può l'ardente amoreO ſpegnere, o ſcemare, o farli inganno.Le torri, i tempj, ogn'edificio intantoCessa di sormontar, cessa da l'armeLa gioventù. Le porte, il porto, il moloNon sorgon piu: dismesse, ed interrottePendon l'opere tutte, e la gran machina,Che fea dianzi ira a' monti, e scorno al cielo.