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1 (1760) (1760)
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LIBRO QUARTO.E favor da' celesti, a porger doni,A far d'elette pecorelle offertaA Cerere, ad Apollo, al padre Bacco,E pria, ch'a tutti gli altri a la gran Giuno,Cui son le nozze, e i maritaggj a cura.La Regina ella stessa ornata e bellaTien d'oro un nappo: e fra le corna il versaD'una candida vacca; o si ravvolgeIntorno a' pingui altari. Ed ogni giornoRinova i doni, e de le aperte vittimeLe palpitanti fibre, 1 vivi moti,E le spiranti viscere contempla,E con lor si consiglia. Oh menti scioccheDe gl'indovini! E che ponno i delubri,Ei voti, esterni ajuti, al mal ch'è dentro?Nel cor, ne le midolle, e ne le veneÈ la piaga, e la fiamma, ond'arde, e pere.Arde Dido infelice, e furiosaPer tutta la città s'aggira, e ſmania.Qual ne' boschi di Creta incauta cervaD'insidioso arcier fugge lo strale,Che l'ha gia colta, e seco ovunque vadaLo porta al fianco infisso. Or a diportoVa con Enea per la città, mostrandoTomo Primo.

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