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1 (1760) (1760)
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160 DELL ENEIDEDa l'una parte; i numidi da l'altra,Fera gente, e sfrenata. Indi le secche,Quinci i deserti, e piu da lunge infestiI feroci barcei. Taccio le guerre,Che gia ſorgon di tirj, e le minaccieDel fiero tuo fratello. Io penso certo,Che la gran Giuno, e tutto 'l ciel benignoNe si mostrasse allor, ch'a' nostri liciQuesti legni approdaro. Oh qual cittade,Qual' imperio fia questo! Quanto onoreQuanto prò, quanta gloria a questo regnoNe verrà quando ei teco, e l'armi sueSaran giunte a le noſtre. Or via ſorellaPorgi preci a gli Dei, vezzi a lui;Assecuralo, onoralo, intrattiello:Chè'l crudo verno, il tempestoso mare,Il piovoso Orione, i venti, il cielo,Le ſconquaſſate navi in ciò ne dannoMille scuse di mora, e di ritegno.Con queſto dir, che fu qual'aura al focoOnd' era il cor de la Regina acceso,L'infiammò, l'incitò, speme le diede,E vergogna le tolse. Andaro in primaA visitare 1 tempj, a chieder pace,