LIBRO TERZO.Ne trovammo di Tapso. In cotal guisaRiferiva Achemenide, compagnoChe s'è detto d'Ulisse, esser nomatiQuei lochi, onde pria seco era paſſato.Giace de la Sicania al golfo avantiUn'iſoletta, ch'a Plemmirio ondoſoE poſta incontro, e da gli antichi è dettaPer nome Ortigia. A quest'isola è famaChe per vie sotto al mare il greco AlfeoVien da Doride intatto, infin d'ArcadiaPer bocca d'Aretusa a mescolarſiCon l'onde di Sicilia. E qui del locoVenerammo i gran numi: indi varcammoDel paludoso Eloro i campi opìmi.Rademmo di Pachino i sassi alpestri.Scoprimmo Camarina, e'l fato udimmoChe mal per lei fora il suo stagno asciutto.La pianura passammo de' geloiDi cui Gela è la terra, e Gela il fiume.Molto da lunge il gran monte AgraganteVedemmo, e le sue torri, e le sue spiaggie,Che di razze fur gia madri famose.Col vento stesso in dietro ne lasciammoLa palmoſa Seline. E'n ſu la punta
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