152 DELL'ENEIDECon le fere vivendo. Entro una rupeÈ'l mio ricetto. E quindi benche lungeGli miri, ad or ad or d'avergl'intornoMi sembra, e'l suon n' abborro, e'l calpestìoDe la voce, e de' piè. Pascomi d'erbe,Di coccole, e di more, e di corgnaliE di tali altri cibi acerbi, e fieri:Vita, e vitto infelice! In questo tempoQuanto ho ſcoperto intorno, unqua non vidiCh'altro legno giamai qui capitasse;Salvo ch'i vostri. A voi dunque del tuttoM'addico. E che che sia, parrammi assaiFuggir questa nefanda, e dira gente.Voi, pria che qui lasciarmi, ogni supplizioMi date, ed ogni morte. A pena il grecoAvea ciò detto. Ed, ecco in su la vettaDel monte avverso, Polifemo apparve:Sembrato mi sarebbe un altro monteA cui la gregge ſua paſceſſe intorno;Se non che si movea con essa insieme,E torreggiando inverso la marinaPer l'usato sentier se ne calava.Mostro orrendo, disforme, e smisurato,Ch'avea come una grotta oscura in fronte,
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