LIBRO TERZO.Punto obliossi; chè non prima stesoLo vide ebbro, e satollo a capo chinoGiacer ne l'antro; e sonnacchioso, e gonfioRuttar pezzi di carne, e sangue, e vino,Che ne reſtrinſe. Ed invocati in primaI santi numi, divisò le veciSì, che parte il tenemmo in terra saldo,Parte con un gran palo al foco aguzzoSopra gli fummo: e quel ch'unico aveaDi targa, e di febea lampade in guisaSotto la torva fronte occhio rinchiuso,Gli trivellammo: vendicando al fineCol tor la luce a lui l'ombre de' nostri.Ma voi che fate qui? Chè non fuggiteMiseri voi? Fuggite, e senza indugioTagliate il fune, e v'allargate in mare.Che così smisurati, e così fieriCom'è costui, che Polifemo è detto,Ne son via piu di cento in questo lito,Tutti ciclopi, e tutti antropofagi,Che vanno il dì per queſti monti errando.Gia visto ho la cornuta, e scema lunaTornar tre volte luminosa, e tonda;Da che son qui tra selve, e tra burroniK iiij
151