150DELL'ENEIDEFoss'io stato con lui. Qui capitaiCon esso Ulisse. E qui mentr'ei fuggìaCon gli altri suoi questo crudele ospizio,Per tema abbandonommi, e per oblìoNe l'antro del ciclopo: è questo un'antroOpaco, immenſo, che macello è ſempreD'umana carne, onde ancor sempre intrisoE di sanie, e di sangue. Ed è'l ciclopoUn moſtro ſpaventoſo; un che col capoTocca le stelle (o Dio leva di terraUna tal peste) ch'a mirarlo solo,Solo a parlarne orror ſento, ed angoſcia.Pascesi de le viscere, e del sangueDe la miſera gente. Ed io l'ho viſtoCon gli occhj miei nel suo ſpeco roveſcioStender le branche, e due presi de' nostriRotargli a cerco, e sbattergli, e schizzarneInfra quei tufi le midolle, e gli ossi.Vist'ho quando le membra de' meschiniTiepide, palpitanti, e vive ancora,Di sanguinosa bava il mento asperso,Frangea co denti a guisa di maciulla.Ma no'l soffrì senza vendetta Ulisse,Ne di se stesso in sì mortal periglio
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