LIBRO TERZO.Ma sì d'Etna vicino, che i suoi tuoni,E le sue spaventevoli ruineLo tempestano ogn'ora. Esce talvoltaDa questo monte a l'aura un'atra nubeMista di nero fumo, e di roventiFaville, che di cenere, e di peceFan turbi, e groppi, ed ondeggiando a scosseVibrano ad ora ad or lucide fiamme,Che van lambendo a scolorir le stelle.E talvolta le sue viscere stesseDa se divelte, immani sassi, e scoglLiquefatti, e combusti al ciel vomendo,In fin dal fondo romoreggia, e bolle.E fama che dal fulmine percosso,E non estinto, sotto a questa moleGiace il corpo d'Encelado superbo;E che quando per duolo, e per lassezzaEi si travolve, o sospirando anela:Si scuote il monte, e la Trinacria tutta.E del ferito petto il foco uscendoPer le caverne mormorando eſala,E tutte intorno le campagne, e'l cieloDi tuoni empie, e di pomici, e di fumo.A questi mostri tutta notte espostiK ij
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