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1 (1760) (1760)
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145
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LIBRO TERZO.Talvolta aggiunti, e van del pari a giogo:Guerra fia dunque in prima, e pace dopo.Quinci devoti venerammo il numeDe l'armigera Palla, a cui giojosiPrima il corso indrizzammo. In su la rivaAltari ergemmo: e noi d'intorno, comeEleno ci ammonì, le teste avvolteDi frigio ammanto, a la gran Giuno argivaPreghiere, e doni, e sacrificj offrimmo.Poiche solennemente i prieghi, e i votiFuron compiti, al mar ne radducemmoImmantinente: e rivolgendo i corniDe le velate antenne, il greco ospizio,E'l sospetto paese abbandonammo.E prima il tarentino erculeo seno(Se la sua fama è vera) a vista avemmo,Poscia a rincontro di Lacinia il tempio:La rocca di Caulone, e'l scillacèo,Onde i navilj a gran rischio vanno.Indi ne la Trinacria al mar discostoD'Etna il monte vedemmo, e lunge udimmoIl fremito, il muggito, i tuoni orrendi,Che facean ne' suoi liti, e'ntorno a' sassi,E dentro a le caverne i flutti e i fochi,Tomo Primo.