144 DELL'ENEIDETutti la ſalutammo. Allora AnchiſeCon una inghirlandata, e piena tazzaIn su la poppa alteramente assiso:O del pelago (disse) e de la terra,E de la tempestà numi possenti,Spirate aure seconde, e ver l'AusoniaDe' nostri legni agevolate il corso.Rinforzaronsi i venti: apparve il portoPiu da vicino: apparve al monte in cimaDi Pallade il delubro; allor le veleCalammo, e con le prore a terra demmo.È di ver l'oriente un curvo senoIn guisa d'arco, a cui di corda in veceSta d'un lungo macigno un dorso avanti,Ove ſpumoſo il mar percuote, e frange.Ne' suoi corni ha due scoglj, anzi due torriChe con due braccia il mar dentro accogliendo,Lo fa porto, e l'asconde: e sovra al porto,Lunge dal lito, è'l tempio. Ivi smontati,Quattro destrier vie piu, che neve bianchiChe paſcevano il campo, al primo incontroPer nostro augurio avemmo. O (disse Anchise)Guerra ne si minaccia; a guerra addittiSono i cavalli: o pur sono anco al carroTalvolta
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