142 DELL'ENEIDEQuel mio figlio infelice. E d'anni egualeA te, del pari or saria teco in fiore.Ed io da loro, anzi da me partendo,Con le lagrime a gli occhj alfin soggiunsi:Vivete lieti voi, cui gia la sorteVostra è compita: noi di fato in fato,Di mare in mar tapini andrem cercandoQuel che voi possedete. A noi l'ItaliaTanto ognor ſe ne va piu lunge, quantoPiu la seguiamo. E voi gia la sembianzaD'Ilio, e di Troja in pace VI godete,Regno, e fattura vostra. Ah che de l'altraSia sempre, e piu felice, e meno espostaA le forze de greci. Io s'unqua il TebroVedrò; ſe fia giammai, che ne' ſuoi campiSorgan le mura destinate a noi:Come la nostra Eſperia, e'l voſtro EpiroSi ſon vicini; e come ambe le terreFien vicine, e cognate; ed ambe avrannoDardano per autore, e per fortunaUn caſo ſteſſo; così d'ambedueMi proporrò, che d'animi, e d'amoreSiamo una Troja: e ciò perpetua curaSia de' nostri nipoti. Entrati in mare
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