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LIBRO TERZO.Sovrana cura, ch'a l'eccidio avanziGia due volte di Troja. Eccoti a vistaGiunto d'Italia. A questa il corso indrizza:Ma fa mestier di volteggiarla ancoraCon lungo giro, poiche lunge aſſaiÈ la parte di lei, ch'Apollo accenna.Or lieto te ne và padre feliceDi sì pietoso figlio. Io gia che l'auraSì vi spira propizia; indarno a badaPiù non terrovvi. Indi la mesta AndromacheFece con tutti, e con Ascanio alfineLa suprema partenza. Arnesi d'oroGuarniti, e ricamati, e drappi, e giubbeDi moresco lavoro, ed altri degniDi lui vestiti, e fregj, e ricca, e largaCopia di biancherie donogli, e disse:Prendi figlio da me quest' opre usciteDa le mie mani, e per memoria tienleDel grande, e lungo amor, che sempre avrattiAndromache d'Ettorre: ultimi doniChe ricevi da' tuoi. Tu mi sei, figlio,Quell' unico sembiante, che mi restaD'Astianatte mio. Così la bocca,Così le man, così gli occhj movea