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1 (1760) (1760)
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LIBRO TERZO.Ne da ch'Enea suo padre, Ettor suo zioSi rinovino in lui? Cotali AndromacheSpargea pianti, e parole. Ed ecco intantoIl teucro eroe, che de la terra uſcendoCon molti intorno a rincontrar ne venne.Tosto che n'adocchiò, meravigliandoNe conobbe, n'accolse, e lietamenteSeco n'addusse: de comuni affanniMolto con me, mentre andavamo, anch'egliRagionando, e piangendo. Entrammo al fineNe la picciola Troja; e con dilettoUn arido ruſcello, un cerchio anguſtoSentii con finti, e rinovati nomiChiamar Pergamo, e Xanto. E de la SceaPorta entrando abbracciai l'amata soglia:Così fecero i miei, meco godendoL'amica terra, come propria, e veraFosse lor patria. Il Re, le sale e i porticiDi mense empiendo; fe' lor cibi, e viniDa regj ſervi realmente eſporreCon vaselli d'argento, e coppe d'oro.Passato il primo giorno, e l'altro appressoSoffiar prosperi i venti. Ond' io comiatoA l'indovino Re chiedendo; secoI iij

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