DELL'ENEIDE132De la stirpe d'Achille il giogo, e'l fasto,E'l superbo suo figlio a soffrir ebbi.Questi poi con Ermione congiunto,E lei che de la razza era di LedaE del ſangue di Sparta, a me prepoſta:Volle, ch'Eleno, ed io, servi ambidueN' accoppiassimo insieme. Oreste intantoChe tor l'amata ſua donna ſi vide:Da l'amore infiammato, e da le faciDe le furie materne, anzi a gli altariDel padre Achille, insidiosamenteTolſe la vita a lui. Per la ſua morteFu'l suo regno diviso: e questa parteDe la Caonia ad Eleno ricadde.Che dal nome di Caone trojanoCosì l'ha detta: come disse ancoraIlio da l'Ilio noſtro, queſta roccaChe qui su vedi: e Simoenta, e PergamoQueste picciole mura, e questo rivo.Ma te quai venti, o qual noſtra venturaHa qui condotto; fuor d'ogni pensieroDi noi certo, e tuo forse? Ascanio nostroVive? Creſce? Che fa? Come ha ſentitoLa morte di Creusa? E qual presagio
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